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Mariachiara si racconta...

  • eliotsrl
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Dove sei cresciuta? Raccontaci un ricordo della tua infanzia che ti ha segnata.


Sono nata e cresciuta a Cortina d’Ampezzo, una cittadina meravigliosa tra le Dolomiti, in Veneto. Il seme da cui poi è nato Eliot affonda proprio lì, nella mia infanzia a Cortina.


Guardandomi indietro oggi, da adulta, posso dire con certezza di essere stata davvero fortunata a crescere in un posto così. Il contatto continuo con la natura, la vita all’aria aperta, gli spazi aperti e quella sensazione di libertà che si prova crescendo tra montagne e prati hanno avuto un impatto enorme su di me.


Mi hanno trasmesso valori, rispetto, un certo modo di stare al mondo e tante lezioni pratiche che oggi sono fondamentali nella mia vita adulta.



Dopo aver lasciato casa, cosa hai fatto?


Ho studiato all’università a Bologna, dove mi sono laureata in Economia, e poi ho conseguito un Master europeo in Law and Economics, che includeva anche un anno a Madrid. La mia carriera professionale è iniziata con uno stage in Enel e poi è proseguita in ambiti diversi. Per oltre 10 anni ho lavorato in una piccola banca d’investimento a Roma, occupandomi di amministrazione, contabilità e compliance. Nel 2014 sono entrata nel gruppo Kering (Brioni) come financial controller, lavorando a stretto contatto con il CFO nella sede di Roma. Nell’autunno del 2021 ho lasciato Brioni per prendermi del tempo per me stesse e la mia famiglia e per dare vita a Eliot… e beh, il resto è storia 💚


Come sei arrivata a vivere dove vivi oggi? Raccontaci della tua vita attuale e della tua famiglia.


Vivo a Roma per una scelta legata sia alla mia vita professionale che personale. Proprio durante gli anni in banca ho conosciuto il mio compagno, Alex, che è anche il papà delle mie bambine. Giulia è nata nel 2018 e Tea nel 2020.


Dal punto di vista lavorativo, il mio percorso ha preso una strada decisamente “non creativa”. Ed è stato proprio durante un viaggio nel luogo della mia infanzia, mentre ero in maternità per la seconda volta e poco prima del secondo lockdown per il Covid, che è iniziato l’“effetto valanga” che poi è diventato Eliot.


In quell’occasione ho ritrovato alcuni miei vecchi disegni e schizzi fatti da bambina. Non erano disegni qualsiasi, ma bozzetti di abiti: figure che indossavano pantaloni, camicie, giacche e altri capi che avevo “progettato” io.


In quei mesi, quasi per caso, stavo anche riflettendo sull’abbigliamento e su quanto fosse difficile trovare qualcosa che mi piacesse davvero, per stile, qualità e prezzo. Quei disegni, nati dalla creatività dell’infanzia, hanno riacceso qualcosa dentro di me e mi hanno spinta a rimettere in discussione molte scelte della mia vita, personale e professionale.


Cambiare strada non è stato semplice, ma oggi posso dire che è una scelta che mi ripaga profondamente, sia a livello umano che lavorativo.


Raccontaci la tua prima esperienza con la moda.


Il mio primo vero incontro con la moda è stato intorno ai nove anni, quando decisi di comprare con i miei risparmi un bellissimo quaderno. Volevo uno spazio tutto mio dove poter disegnare e dare forma alle idee che avevo in testa… ed è lì che ho iniziato a lasciare davvero libero sfogo alla mia creatività.


Rubavo tutte le riviste di moda lucide alle mie zie e passavo ore a sfogliarle e studiarle, sognando e immaginando un giorno una mia linea.







Qual è il traguardo su cui stai lavorando in questo momento, a livello personale o professionale?


Come dicevo prima, in questo periodo il mio obiettivo principale è far crescere Eliot: trasformarlo da piccola startup a una realtà solida e riconosciuta. È un traguardo che è allo stesso tempo personale e professionale.


Eliot mi dà la possibilità di gestire meglio il mio tempo, stare davvero con la mia famiglia e, passo dopo passo, ottenere anche grandi soddisfazioni lavorative. Con questo progetto, vita personale e lavoro si sono intrecciati completamente.


Vedere Eliot avere successo sarebbe per me una soddisfazione enorme, sotto ogni punto di vista. In più, sto già iniziando a vedere l’effetto delle mie scelte sulle mie figlie, che piano piano capiscono che la loro mamma non fa un “lavoro normale”.


Spero che un domani questo possa ispirarle ad avere il coraggio di provarci e di seguire i propri sogni. 💚



 
 
 

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